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LA DIPENDENZA AFFETTIVA

LOVE ADDICTION


L’amore per i dipendenti affettivi è ossessivo, inibito, parassitario e chiede la devozione assoluta dell’amato. Si evita qualsiasi forma di cambiamento e spesso manca una vera e propria intimità. Si parla, in tali soggetti, di blocchi nella crescita e nello sviluppo già in tenera età. Il timore e la paura fanno da padroni in un rapporto stagnante in cui i drogati d’amore soffocano lo sviluppo delle capacità individuali e sopprimono ogni desiderio e interesse.

L’amore è interrelazione dinamica, accrescimento e scambio reciproco.
Gli affetti, nel caso della love addiction, sono invece caratterizzati dalla paura e dalla dipendenza e si rivelano distruttivi nel rapporto di coppia. Elementi tipici della dipendenza affettiva sono:

  • Ebrezza: il partner è indispensabile per stare bene.

  • Dose: vengono cercate dosi sempre maggiori di presenza del partner e di tempo da spendere insieme. Il soggetto esiste solo quando c’è l’altro e ha bisogno di continue manifestazioni tangibili per rassicurarsi. Le attività quotidiane vengono trascurate e tutta l’attenzione della giornata si orienta sul partner e sul tempo da trascorrere insieme. L’altro è visto come l’unica forma di gratificazione della vita e se non c’è si sente di non esistere e di non essere in grado di poter farne a meno. Tale modello di pensiero rivela un basso livello di autostima.

  • Perdita dell’Io: il rischio di perdere il proprio sé in questo tipo di dipendenza è molto alto. Il senso di perdita della propria identità è seguito da sentimenti di vergogna e di rimorso. Ci si sente intrappolati in un rapporto che si avverte come nocivo, ma di cui non si può fare a meno. La dipendenza è percepita come un’esperienza speciale, un meccanismo di fuga e di difesa nei confronti del riconoscimento di una mancanza di autonomia.

La dipendenza è presente in quasi tutte le relazioni che provocano un disagio psichico. Dalle ricerche emerge che il 99 % dei soggetti con dipendenza affettiva appartiene al sesso femminile, rappresentando diverse fasce d’età (Miller, 1994). Si tratta di donne, in genere, fragili e spinte dalla continua ricerca di un amore che le gratifichi. Spesso si sentono inadeguate, hanno difficoltà a prendere coscienza di se stesse e non hanno ancora imparato ad amarsi e a non amare “troppo” (stare in relazione senza dipendere e non ricercando attenzioni e conferme continue). Si tratta spesso di donne, che in passato hanno subito maltrattamenti fisici ed emotivi, o abusi sessuali, che hanno condizionato la persona a produrre rapporti di sottomissione e passività. Siamo in presenza di una profonda negazione di sé, una grossa svalutazione dei sentimenti, sensi di colpa e rabbia, una paura radicata di poter perdere l’amore e di subire l’abbandono. Un dipendente affettivo ha paura della separazione, della solitudine, della distanza e perciò è disposto “a sopportare di tutto”. Non c’è in queste persone una presenza protettiva interiorizzata (Lerner, 1996) e i propri bisogni vengono negati, in quanto, considerati egoistici.

Strettamente associato al concetto di dipendenza affettiva è la co-dipendenza: condizione multidimensionale manifestata da una sofferenza e da una focalizzazione sui bisogni o comportamenti altrui (Johnson, 1973) I co-dipendenti tendono a trascurare i propri bisogni e desideri, arrivando a negare se stessi (“malattia del Sé perduto”,  Whitfield, 1997).

Analoga a questa è la “sindrome del bambino adulto”, che si caratterizza così:

  • blocco nello sviluppo dell’identità personale
  • iper-reattività al mondo esterno e conformismo volto al mantenimento di un adeguato livello di autostima
  • ipo- reattività al mondo interno che viene disatteso e per certi versi negato (Friel e Friel, 1988).

Secondo un’altra linea interpretativa, la dipendenza dei soggetti co-dipendenti ha caratteristiche simili rispetto al disturbo borderline della personalità:

  • Dispersione o diffusione dell’identità
  • Sensazioni e vissuti di vuoto cronico (ansia e distorsioni del confine di sé)
  • Impulsi e compulsioni (Io strutturalmente debole; Cermak, 1986)

In questi soggetti si verifica la necessità di esercitare un “controllo“ sul partner problematico, fino ad arrivare all’assunzione delle funzioni dell’Io dell’altro (Wright e Wright, 1990). Si parla in tal caso del fenomeno del parassitismo psichico-relazionale, in cui la debolezza dell’Io del co-dipendente è il prerequisito che lo spinge inconsciamente nel coinvolgimento con un partner disfunzionale (con disturbi di personalità, dipendenza da sostanze o disturbo del controllo degli impulsi) e nel mantenimento del rapporto come elemento di sopravvivenza per sé (Cesare Guerreschi, 2005).


Il percorso di cura della dipendenza affettiva presso il centro Hikikomori


Prevede incontri individuali e/o di gruppo gestiti da psicoterapeuti specializzati con differenti approcci. A supporto del percorso di psicoterapia stiamo affiancando con buoni esiti l'utilizzo di tecniche espressive, corporee e di consapevolezza come la mindfullness, la danzaterapia e l'arteterapia.

Per garantire l'accesso e il supporto gratuito alle donne con disagio psicologico, dipendenza affettiva, problematiche relazionali, alta confittualità familiare e violenza domestica, abbiamo attivato dal 2015 con il contributo del Municipio 9 del Comune di Milano il progetto "Sportello Donne", giunto alla quarta edizione.
Il progetto si è progressivamente ampliato offrendo alle donne 4 servizi differenti che agiscono in maniera integrata:

- supporto psicologico individuale
- counseling relazionale
- sostegno di gruppo per le dipendenze affettive
- consulenza legale e orientamento



Centro Hikikomori - Milano - Settembre 2012