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Lo Psicologo Risponde

Paola

Domanda:

Paola:

Buongiorno, mi chiamo Paola e le scrivo per avere un consiglio su come comportarmi con il mio ragazzo con cui convivo già da una decina di anni e che ultimamente preferisce passare il suo tempo libero in chat piuttosto che con me. Ho già tentato di affrontare con lui l’argomento, ma è servito solo a litigare. Continua a minimizzare il problema anche quando gli faccio notare che è sempre attaccato al cellulare per controllare se ci sono nuovi messaggi. Confesso di aver sbirciato il suo profilo facebook, per fortuna mi sento di escludere che abbia un’altra relazione, ma a maggior ragione mi chiedo come sia possibile preferire la compagnia di centinaia di perfetti sconosciuti!

Risposta:

Gentile Paola,

A quanto leggo il suo ragazzo non è del tutto consapevole di avere un problema e tende a minimizzarlo e negarlo. Cerchi di mantenere la calma e non lo prenda come un fattore personale, cercando semmai di fargli comprendere quanto questo atteggiamento sia inutile.

I soggetti con queste forme di dipendenza virtuale sono in genere caratterizzati da difficoltà relazionali ed emotive che è meglio affrontare con un percorso psicoterapeutico adeguato, in particolare se la problematica perdura nel tempo e peggiorano le relazioni sociali, aumentando il senso di vuoto, il nervosismo e la frustrazione.

E’ importante  comprendere e far loro prendere consapevolezza delle motivazioni per cui si trovano in difficoltà a gestire emotivamente le relazioni “dirette” del reale cercando di ovviare attraverso vie di fuga apparentemente piacevoli o tranquillizzanti come le relazioni ricche di fantasie e idealizzazioni proprie dei rapporti virtuali.

Rimanendo a disposizione per eventuali approfondimenti e chiarimenti,

Cari saluti dott. Franco Borlini

Martina

Domanda:

Martina:

Salve, mi chiamo Martina e mi sono resa conto di soffrire di shopping compulsivo. L’ho realizzato un mese fa quando mio padre, che ha la firma sul mio conto in banca, mi ha chiamata dicendo che ero andata in rosso e per tamponare mi ha versato dal suo conto 1000 €. Non ero sotto di tanto e per fortuna ho uno stipendio più che dignitoso che mi permette di vivere con una certa tranquillità, però mi sono spaventata perché mi sono resa conto di aver perso il controllo… Non sono mai stata una fanatica dello shopping, anzi da quando si può fare tutto online non metto più piede nei negozi. Vivo sola (anche per mia scelta) e quando passo le serate a casa mi ritrovo a navigare per ore e a spendere senza rendermene conto per un mucchio di cose di cui non ho neanche bisogno. Cosa mi consigliate di fare?

Risposta:

Cara Martina, lo Shopping Compulsivo è caratterizzato dalla tendenza incontrollabile all’acquisto e generalmente la persona che ne è affetta sperimenta uno stato di forte tensione che può essere lenita solo cedendo all’impulso di comprare. Questa particolare dipendenza si sviluppa quindi nella maggior parte dai casi a partire da un vissuto d’ansia, ma non è raro che la compulsione all’acquisto venga innescata anche da sentimenti come la noia, la tristezza, il senso di vuoto e la frustrazione.

Il primo passo per guarire è la presa di coscienza della propria dipendenza. Spesso è questa la fase più difficile perché uno dei fattori trasversali a tutte le forme di dipendenza è proprio la difficoltà che la persona coinvolta ha nel riconoscere di avere un problema. Nel tuo caso la doccia fredda del conto in rosso è servita allo scopo dandoti l’opportunità di prendertene cura.

Dal tuo racconto mi sembra di capire che la molla che più ti ha avvicinata allo shopping in rete è la comodità di poter acquistare tutto da casa e che poi, complice forse un po’ di noia e solitudine, la situazione ti sia sfuggita di mano. Non conoscendo altri importanti aspetti della tua vita, come la sfera affettiva e la realizzazione personale ad esempio, il consiglio migliore che posso darti è quello di intraprendere un percorso psicoterapeutico che ti aiuti ad affrontare nell’immediato la tentazione di ricascarci per poi esplorare e comprendere i bisogni profondi che sottendono queste dinamiche.

Un caro saluto

Dott.ssa Laura Locatelli

Anna

Domanda:

Anna da Viterbo:

Buongiorno, sono una mamma un po' in ansia per mio figlio di 46 anni perché ho appena scoperto che ha da tempo il conto in banca in rosso e che rimane senza soldi prima ancora che gli sia arrivato lo stipendio. All’inizio si è giustificato elencando i finanziamenti chiesti negli ultimi anni, ma mi è bastato passare con lui un’intera giornata per capire che c’è dell’altro. Infatti ho visto che ogni volta che passa accanto ai bar con le slot machine cambia faccia e come ipnotizzato si dirige verso una delle macchinette. Due anni fa era in cura da uno psichiatra del CPS per problemi di ansia e depressione, le cose sembravano andare un po’ meglio ma poi ha smesso di andarci e di prendere i farmaci. Ho già parlato con il direttore della sua banca per assicurarmi che non gli concedano più prestiti e gli do ogni giorno giusto i soldi per un caffè. Cos’altro posso fare?

Risposta:

Gentile signora, la dipendenza da gioco è al giorno d’oggi una delle patologie più frequenti e diffuse e purtroppo chi ne è affetto non si accorge di avere un problema finché non ha toccato il fondo.

Proprio come è capitato a lei, nella gran parte dei casi sono i familiari e le persone più vicine a chi gioca a rendersi conto per primi della gravità della situazione. Ed è molto difficile far ammettere al giocatore compulsivo la sua dipendenza che viene rinforzata proprio dall’autoinganno.

Molto probabilmente suo figlio ha interrotto il percorso al CPS perché, confortato dagli iniziali benefici delle cure farmacologiche, ha pensato di aver superato il proprio disagio. Come primo passo potrebbe proporgli di ritornare ai Servizi Territoriali che già si sono presi cura di lui per trovare un primo aiuto per affrontare il suo malessere e le indicazioni per rivolgersi ad un centro specializzato. E’ importante non limitare l’intervento alla sola cura farmacologica che dovrebbe, quando necessaria, accompagnarsi ad una psicoterapia che consenta di comprendere e superare la causa profonda del disagio manifestato.

Anche i gruppi di auto mutuo aiuto e le terapie di gruppo si sono rivelate molto utili nei casi di dipendenza da gioco perché attraverso il confronto e la condivisione di emozioni ed esperienze è più semplice superare il senso di colpa e rafforzare le risorse personali.

Rimango a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento in merito. Un caro saluto

 

Dott.ssa Laura Locatelli